Il vigneto

Via Mari 10
Il vigneto più piccolo del mondo.

Il vigneto

di sangiovese che si sposta nel centro storico della città sospeso tra le nuvole, si emancipa e diventa apolide senza più terroir, ma proprio per questo rappresenta di più l’Italia...

Il vigneto più piccolo del mondo di sangiovese che si sposta nel centro storico della città sospeso tra le nuvole, si emancipa e diventa apolide senza più terroir, ma proprio per questo rappresenta di più l’Italia. La struttura della terra delle piante, dentro i vasi, è un mix di argilla, calcare, ghiaia e terreno siliceo che proviene da tutte le regioni italiane. La vite allevata a terra nel cavedio, che si arrampica verso l’alto per raggiungere il terrazzo del vigneto, affonda invece le sue radici nell’Impero Romano, nelle vestigia dell’antica Regium Lepidi e si nutre di storia facendola rivivere. Il vigneto in centro è una meraviglia per il raziocinio, un fatto inaspettato che crea un uso mentale della vigna. Sottrarre all’ambiente consueto che ci circonda un vigneto e portarlo sui tetti rossi crea uno spaesamento, una sorpresa per la sensatezza e fa nascere una metafisica dello sguardo attraverso la creatività. Il vigneto sospeso tra le nebbie della città si trasforma verso una direzione concettuale della ragione e crea un’opera tattica. Cambia sotto i nostri occhi, non è più un vigneto ma un’istallazione artistica che ci permette di capire la differenza tra un semplice terreno coltivato a viti e la perspicacia di una realtà polisensoriale.  La comunicazione tra la vigna e l’uomo che la coltiva è un fatto reale.

Le piante sono nutrite con uova, banane, alghe marine e deiezioni di usignolo, in più le voci delle varie etnie presenti negli appartamenti confinati, i litigi, le imprecazioni nelle più disparate lingue, nei vari dialetti del mondo, arricchiscono e contaminano l’uva che non è mai sorda come nei solitari vigneti di campagna. Tutto questo rende il ViaMari10 un bene edonistico di grande qualità. Quando dal cielo gocciola rugiada e pioggia la terra del ViaMari10 si apre per accogliere il frutto di questa inseminazione come accoglie il suo salvatore. Il paesaggio che si trova davanti il vigneto è moralizzato, costituito da obelischi impervi, aspre guglie, campanili inaccessibili, vie strette e vie storte, piazze deserte e piazze con gente indaffarata, avvertimento di ciò che si deve affrontare per chi vuole abitare la nostra civiltà che dà spettacolo.

Ecco il ViaMari10 che esprime la sua tesi col sapore, come una poesia lo esprime con la parola. Il paesaggio è importante per la sua riconoscibilità, per essere un luogo ideale ma allo stesso tempo si trasforma in un luogo  non più riconoscibile. Così il vigneto visto dal mondo non è il mondo visto dal vigneto. Una percezione dell’universo nel quale il vigneto più piccolo del mondo si trova, nel quale pensa, nel quale si muove, che lo caratterizza profondamente, appartiene ormai al suo corredo genetico culturale: un vigneto così che produce un vino per un nuovo modello di uomo.
La vigna è maritata all’arte come una conquista, i due tutori su cui i tralci portano a maturazione l’uva, sono due opere di Oscar Accorsi.

Sono basate costruttivamente sulla doppia elica del DNA, utilizzato come patten visivo. Le due sculture non sono uguali, hanno un ritmo diverso: uno è il doppio dell’altro. Viste in senso longitudinale, si percepisce la struttura, ma in senso ortogonale, ciò che vediamo è, per i musicisti, la rappresentazione grafica di due onde sonore, coi ventri in fase negativa e positiva. L’ampiezza è uguale nelle due strutture e, visto il rapporto, risultano essere una nota fondamentale e l’altra all’ottava sopra o primo armonico.

Questo complesso di elementi armoniosi fa sì che gli acini si esaltino con questa musicalità e quando vengono schiacciati per la pigiatura risuonano, per cui prima di stappare una bottiglia di ViaMari10 bisogna farla vibrare con le note musicali, accostandola alla cassa di un violino, così si potrà assistere allo spettacolo delle onde sonore dentro il vetro  che fanno vibrare le molecole organiche addormentate dal lungo invecchiamento. Sebbene si utilizzi la metafora dell’onda sonora, si tratta di considerazioni soprattutto informali, la rappresentazione del vino non è lo scopo ma piuttosto la creazione di una sagoma e di un colore dotati di un suono interno che echeggi con le immagini della raffigurazione del mondo spirituale per causare vibrazioni nell’anima, compatibile all’effetto della musica.
La tecnologia sta diventando organica e la natura sta diventando tecnologica, il vigneto più piccolo del mondo di Via Mari 10 sta costringendo la storia a passare sopra questi 20 metri quadrati di terrazzo.

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